I FALISCHI
I FALISCHI
I Falischi non vivevano ai margini del mondo antico.
Non abitavano montagne inaccessibili né territori remoti.
Vivevano troppo vicino a Roma.
Ed è spesso questa la posizione più pericolosa.
I Falischi occupavano un’area dell’attuale Lazio settentrionale, attorno a Falerii, in una regione fertile, attraversata da vie di comunicazione fondamentali.
Era una terra ricca, strategica, ambita.
Non una periferia.
Un crocevia.
La cultura falisca era sorprendentemente affine a quella latina:
lingua imparentata con il latino
pratiche religiose simili
organizzazione sociale compatibile
Eppure, non erano Romani.
Questa somiglianza li rendeva assimilabili, ma anche sospetti.
Non abbastanza diversi da essere “altri”,
non abbastanza uguali da essere inglobati senza attrito.
Per lungo tempo i Falischi oscillano tra alleanza e opposizione a Roma.
Non sono ribelli per natura, ma inermi di fronte a una potenza in crescita.
Ogni scelta sbagliata, ogni tentativo di autonomia, veniva registrato e ricordato.
Roma non dimenticava.
Il punto di rottura arriva quando Roma decide che la città non deve più esistere dove si trova.
Falerii viene distrutta.
La popolazione trasferita forzatamente in un nuovo insediamento, Falerii Novi, più facile da controllare.
Non è solo una sconfitta militare.
È una riprogettazione dell’identità.
Il vecchio centro viene abbandonato.
Con esso, la memoria.
La lingua falisca, così vicina al latino, non ha motivo di sopravvivere.
Viene lentamente sostituita, assorbita, resa inutile.
E senza una lingua distinta, anche l’identità si dissolve.
Non c’è bisogno di cancellare con la forza ciò che può essere reso superfluo.
I Falischi non sono diventati un mito, né un esempio.
Non erano abbastanza “esotici” per incuriosire,
né abbastanza potenti per imporsi nella narrazione.
Sono stati inglobati con successo.
E il successo dell’assimilazione coincide con la sparizione dalla memoria.
Restano mura abbandonate.
Restano iscrizioni frammentarie.
Resta una città vuota, mentre un’altra prende il suo posto.
Restano le tracce di una scelta precisa:
non distruggere tutto,
ma ricominciare altrove.
I Falischi ci mostrano che l’oblio non è sempre violento.
A volte è ordinato, razionale, quasi invisibile.
Quando un popolo è troppo simile al vincitore,
la soluzione non è eliminarlo,
ma fargli smettere di essere se stesso.
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